di Francesco Destro

Era febbraio 2018, quando davanti a un caffè rivelai a Martina Cimino l’intento di fare qualcosa di più che scrivere poesie, progetto che aveva radici nel desiderio di creare una rete di conoscenze non virtuali fra giovani appassionati di poesie. Dal sì di Martina, la possibilità di realizzare una comune aspirazione, unendo idee, proposte e conoscenze. Di lì a breve si è aggiunto Alessandro Zaffini, poeta e cantante “importato” da Pesaro, ed ecco la prima idea prendere forma.

Open mic come appuntamento fisso, una volta al mese, in quel di Padova. Ma prima di tutto occorreva scegliere un nome, soppesato, motivato.

La scelta è infine ricaduta su Nubìvaghi: vaganti fra sogni e idee, ma fortunatamente capaci di restare con i piedi per terra, all’occorrenza tirandoci l’un l’altro per i pantaloni. Ma cosa volevamo diventare, esattamente? L’ennesima associazione? Un anonimo “gruppuscolo” come tanti?

Ecco allora l’idea di definirci non un collettivo, bensì un consorzio poetico: non tanto per l’idea del poeta con la bottiglia di vino perennemente in mano (mai desueta, se veritiera lasciamo decidere a voi), quanto per ribadire la volontà di un accordo fra poeti che credono nell’idea della poesia come mestiere e che vogliono contribuire a una certa diffusione della produzione poetica e di ciò che vi ruota attorno, con la creazione di una comunità da cui partire e a cui, volendo, ritornare.

La meta finale è chiara e distante (e per ora segreta ai più), ma siamo un gruppo la cui peculiarità fondamentale è una polifonia di esperienze, di voci, di percorsi molto diversi che trovano forza e comprensione nell’altro, in una dimensione a metà tra una squadra severa, organizzata, e una seconda famiglia in cui trovare rifugio (con annessi e connessi, s’intende). E questo, nell’ottica di una continua evoluzione, di uno scambio e accrescimento di competenze e responsabilità non può che essere di buon auspicio per tutti quei progetti che, con pazienza, condurranno anche a quel traguardo.

A marzo, sprofondati nelle poltrone de Il Mondo che non vedo ed ebbri di una tisana ai frutti di bosco decidemmo il nome e il logo. A maggio, mese in cui il gruppo prese forma di quartetto con l’ingresso in scena dell’infaticabile Richárd Janczer, eravamo pronti a rompere il ghiaccio con un open mic tutto nostro: il primo di una serie di incontri padovani che si sarebbero contraddistinti non solo per un clima di familiarità, di ascolto e di rispetto, ma anche per l’innovativa occasione data ai partecipanti di vedere le proprie poesie condivise sulle nostre pagine social.

Nel corso dell’estate, con crescente sicurezza abbiamo inoltre sperimentato la condivisione della poesia con recital da noi curati, che ci hanno visto musicisti, attori e lettori di poesie nostre e di autori a noi cari. Siamo stati ospiti dell’Art&Music Festival di Due Carrare, abbiamo recitato a Padova, Bassano, Pozzonovo, Legnaro.

Il 2019 ci vedrà continuare in questa direzione, rivelandosi già ora un anno ricco di opportunità. I progetti in cantiere sono tanti quanti le richieste di collaborazione; ci stiamo preparando a Festival, nuovi format, presentazioni e gruppi di lettura, spaziando sempre più ma senza mai perdere di vista il punto di partenza, vale a dire offrire possibilità, luoghi e occasioni per incontrarsi e potersi esprimere, portando diverse forme d’arte (la poesia in primis) a un pubblico sempre più vasto.  E proseguendo, naturalmente, con l’appuntamento mensile del nostro open mic che vede ormai coinvolti una trentina di performer per volta di fronte a un pubblico sempre più numeroso (venire per credere, se dubitate!)

Ma non abbiamo intenzione di fermarci qui, e svicolando dalla terribile autoreferenzialità di questo articolo (che vuole essere carta d’intenti e non di celebrazione), concludo sostenendo che queste parole non sono che una premessa per tutti i futuri interventi: con questa “introduzione”, inauguriamo infatti un nuovo progetto nubivago, che non avrebbe potuto realizzarsi senza i giovani che hanno creduto in questa idea, aderendovi fattivamente. A loro, va il nostro più sincero grazie e augurio di buon lavoro.

Da oggi, in questo sito troverete Flȃneur, uno spazio riservato a poesie, recensioni, articoli, interviste e traduzioni a cura di studenti, laureati, studiosi, poeti affermati e non: ciascuno a suo modo, tutti vaganti, oziosi ma attenti passeggiatori fra le vie della contemporaneità e del Novecento, che condivideranno osservazioni e annotazioni delle loro camminate sino al diventare “botanici della poesia”, contraffacendo una celebre affermazione di Baudelaire.

Già ora, assieme alle novità e agli eventi sinora svoltisi, potete scoprire i volti di chi presterà la propria voce a questo progetto, occasione per spingersi oltre Padova e cominciare a tessere una nuova rete di occasioni e conoscenze.
Per questo, a nome di tutti i Nubivaghi, ricordo che siamo sempre aperti a nuove idee e collaborazioni: chi desidera informazioni più precise, può contattarci all’indirizzo mail che trovate nella sezione Contatti.

Un grazie, ancora, a chi in questi mesi ci ha dato una mano, suggerendo, indirizzando, sopperendo a mancanze e lacune. E grazie e benvenuti a voi, nuovi collaboratori e lettori, con la speranza prima o poi, di conoscere di persona chi ci legge e leggerà.

Buon viaggio, nubivaganti!