Bolesław Leśmian (1877-1937) è considerato uno dei più grandi esponenti della poesia polacca del XX secolo. Cresciuto in una zona di contatto tra due lingue e due culture (l’attuale Ucraina), egli scrive sia in russo che in polacco, finché deciderà di avvalersi solamente di quest’ultima per comporre i suoi versi. L’autore si distingue per la sua spiccata capacità di plasmare la lingua: nelle sue mani, le parole diventano un potentissimo strumento per plasmare la realtà. È un sognatore cosmico, incline alla fantasticheria. Vive di alienazioni, di momenti che appartengono a una realtà “altra”, dove anche la notte inconsistente getta la sua ombra, e la natura osserva l’uomo di sottecchi. Tautologie, neologismi e metafore sono i fondamentali strumenti di una poetica tanto particolare, che nasce dall’esigenza di voler “estendere” la propria lingua fino a includere tutte quelle sfumature di significato che le rigide strutture linguistiche hanno messo in ombra nel corso dei secoli. Il tutto, unito a un’attentissima cura della musicalità del verso: nella melodia della poesia c’è qualcosa di sovrannaturale, che ricongiunge l’uomo con la sua essenza più vera, quella primordiale.
Riconosciutagli, perfino in patria, solamente negli ultimi tempi, la fama che merita, poco di Leśmian è stato finora tradotto in Italia. Delle sue raccolte poetiche, ovvero Sad Rozstajny, Łąka, Napój Cienisty, e Dziejba Leśna, attualmente non conosciamo versioni in italiano; le traduzioni in lingua nostrana si limitano a brevi sillogi.

 Zamyślenie

Kto wybaczy mi moją do wróżby niezdolność?

Nie wiem, co dziś pokocham – co jutro wyśpiewam?

I dłonią, jak sierść zwierza, głaszczę mimowolność

Pieśni, których warczenia w sobie się spodziewam.

Po warczeniu poznaję, że przybyły z lasów,

I oswajam je z wolne i uczę swej mowy,

Aż zamęt ich podziemnych szmerów i hałasów

Wyprzejrzyści się nagle w okrzyk lazurowy.

Gdzie jar ciemny, gdzie rozstaj – tam powiew mej duszy.

Gdzie szepty pocałunków – tam są usta moje,

Gdzie chata mrze od progu – tam mój kij pastuszy,

Gdzie plusk wioseł – tam serca wędrowne napoje.

Lubię szaty swe liche, gdy na wskroś przemokną

Deszczem, jak łzami pieśni, co szumiąc zamiera,

A nie śpiewam, lecz jeno słowami przez okno

W świat wyglądam, choć nie wiem, kto okno otwiera.

Niech się pieśni me same ze siebie wygwarzą,

Obym ich nie dobywał, ale w sobie dożył!

A nie chcę im górować ni barwić się twarzą,

Jeno być niewidzialnym, jak ten, co mnie stworzył.

Sovrappensiero

Chi mi perdonerà l’incapacità di preveggenza?

Non so di cosa oggi m’innamorerò – e domani, cosa canterò?

E con un palmo, come manto d’animale accarezzo l’involontarietà

dei canti il cui ruggito attendo dentro me.

Dal ruggito riconosco che arrivano dai boschi,

e lentamente li faccio miei e istruisco la mia lingua

fino a che il tumulto dei loro fruscii e strepitii sotterranei

trasparirà in un grido cristallino.

Dov’è il burrone buio, dov’è il bivio- lì, è il soffio della mia anima,

nel sospiro dei baci – lì, son le mie labbra,

dove la capanna soccombe sulla soglia- lì, è il mio pastorale,

nello schizzo dei remi- lì, son le bevande per i cuori viaggiatori.

Amo le misere vesti mie quando si impregnano

di pioggia, come lacrime di un canto che sussultando muore,

e io non canto, ma con le parole da una finestra

guardo il mondo, eppur non so, chi la finestra apra.

Che le mie canzoni si partoriscano da sole,

che io non dia loro vita, ma possa farle vivere in me!

E io non voglio dominarle, né colorare la mia immagine,

ma soltanto essere invisibile, come chi mi ha creato.

(dalla raccolta Ląka)

 

Mrok na schodach

Mrok na schodach. Pustka w domu.

Nie pomoże nikt nikomu.

Ślady twoje śnieg zaprószył,

Żal się w śniegu zawieruszył.

Trzeba teraz w śnieg uwierzyć

I tym śniegiem się ośnieżyć —

I ocienić się tym cieniem,

I pomilczeć tym milczeniem.

Buio per le scale

Buio per le scale. Vuoto in casa.

Nessuno aiuterà nessuno.

La neve ha coperto le tue orme,

Nella neve si è estinto il dolore.

Adesso bisogna credere nella neve

E innevarsi di questa neve,

E adombrarsi di quest’ombra

E tacere di questo silenzio.

(dalla raccolta Dziejba Leśna)

 

Wiedza

Byłem przed chwilą w bezkresie!

Blask się potykał z mem ciałem…

To ja tak złocę się w lesie…

Wiedziałem o czemś, wiedziałem!…

Lecz motyl mignął szkarłatnie

Pomiędzy mną a modrzewiem…

Sny moje, sny przedostatnie!…

Już znikły! Znowu nic nie wiem…

Pobiegnę w chabry nieznane,

W kąkolu całą dal zmieszczę!

I umrę i zmartwychwstanę, —

I będę wiedział raz jeszcze!…

Il sapere

Un attimo fa ero nella sconfinatezza!

Il fulgore è inciampato nel mio corpo,

Sono io che mi indoro tanto nel bosco…

Sapevo qualcosa, sapevo!

Ma la farfalla è sfarfallata scarlattamente

Tra me e il larice…

Sogni miei, penultimi sogni!

Son già scomparsi! E di nuovo, non so nulla…

Corro tra i fiordalisi sconosciuti,

Nel gittaione farò spazio a tutto il lontano!

E morirò e risorgerò,

E saprò una volta ancora!…

(dalla raccolta Napój cienisty)

 

Traduzione di Francesca Fratangelo

 

Bibliografia:
– Leśmian Bolesław, Dzieła wszystkie volume 1 ,“Poezje zebrane”, a cura di J. Trznadel
– Państwowy Instytut Wydawniczy, Varsavia 2010.
– Łopuszański Piotr, Leśmian, Wydawnictwo Dolnośląskie, 2000.
– Miłosz Czesław, Storia della letteratura polacca, CSEO Biblioteca, 1983.
– Pankowski Marian, Leśmian: la révolte d’un poète contre les limites, Presses Universitaires de Bruxelles, 1967.
– Verdiani Carlo, Poeti polacchi contemporanei, Silva, 1961.