Vojislav Ilić è un importante poeta serbo nato nel 1862 a Belgrado. Viene spesso considerato dalla critica letteraria un poeta rivoluzionario, perché oltre alle liriche patriottiche e tipicamente romantiche, introdusse nella sua poetica forme simbolistiche, realistiche e neoclassiche, ispirate alla mitologia indiana, persiana, caucasica, araba, greca e romana.

Le sue poesie si contraddistinguono per i toni evocativi e le immagini espressionistiche create grazie alle metafore oniriche e alle sinestesie che evocano gli odori e i colori dei suoi amati paesaggi. Infine, il verso libero di Ilić dona alle sue poesie una forte musicalità. Si parla spesso di ”vojislavismo” per definire il suo stile poetico già vicino al simbolismo e per sottolineare la sua unicità rispetto agli altri poeti della sua epoca.

Le sue composizioni poetiche, frutto di una quindicina d’anni di lavoro, saranno pubblicate in tre raccolte intitolate semplicemente Pesme (Poesie): la prima nel 1887, la seconda nel 1889 e la terza nel 1892. Morirà di tubercolosi due anni dopo all’età di trentadue anni a Belgrado.

Una notte

Su una panchina consumata, vicino al vecchio muro,
Dove cresce il sambuco; e un paesaggio deserto
Si perde di vista davanti un occhio appannato,
L’edera sognante è germogliata fitta.

Era giunta sera. Nella cima del cielo
Le pallide lucerne ad olio versavano l’aria,
E il vigile grillo cantava vicino,
in una sera silenziosa e una profonda oscurità.

O, incantevole notte! Pensavo in quel momento,
E di nuovo per me tutto era deserto
Come la giovane aquila, quando il desiderio l’assale,
Perché vuole andare avanti – ma dove non sa?

E il leggero fruscio dei pensieri mi trasalì;           
Era l’angelo della angoscia mia,
E la notte si sollevò, e il velo gettò
Sulla pallida fronte del suo compagno…

E l’edera sognante dall’erba si innalzava
Io abbracciavo appassionatamente la sua cara figura,   
E lui le arrivava dolcemente fino ai capelli,
E con una ghirlanda gli cinse i capelli sciolti.

 

Pubblicata nel gennaio del 1883

Jedna noć                      

 
Na trošnoj klupi, blizu starog zida,
Gde burjan raste; i predeo pust
Pred mutnim okom gubi se iz vida,     
Sanjivi bršljan nikao je gust.               

Bilo je veče. Po nebeskom visu       
Kandila bleda sipala su zrak,               
I budni popac pevao je blizu,           
Kroz tiho veče i duboki mrak.            

O, bajne noći! mislio sam tada,           
I opet meni beše pusto sve                     
Kô mladom orlu, kad ga želja svlada, 
Što napred hoće – ali ne zna gde?        

I laki šušanj iz misli me trže;                             
To beše anđô nespokojstva mog,          
I noć se uzvi, i koprenu vrže,                
Na bledo čelo pratioca svog…              

A sanjiv bršljan iz trave se diže             
Ja strasno grlih njezin mili stas,             
A on joj blago do kosice stiže,               
I vencem uvi raspletenu vlas.[1]   

              

Objavljeno: Januar, 1883                        

 

[1] Vojislav Ilić, Pesme, Antologija srpske knjizevnosti, Beograd, 2009, p.23.

Quando il sole si spegne…

Quando il sole si spegne e l’oscurità scende sulla terra,          
E con il suo velo stellato ricopre la tumultuosa città,
E i campi, e su e giù; quando il venticello brezzeggia
Attraverso una deserta piantagione

Io scendo solo nella notte. E parole misteriose
Dalle mie labbra allontanano allora il sonno e la morte;
Un vortice inatteso soffiò e tutto dal sonno si risvegliò,
E l’intero giardino prese vita.

E le vecchie, centenarie querce frusciavano monotonamente                               
Una canzone di altri tempi, un antico dolore,
Un fiorellino bianco cominciò ad oscillare, come un campanellino d’argento  Iniziò così a cantare tutta la piantagione.

Dalle tenebre, dal cielo, dalla terra, sorgono delle storie miracolose,
Le voci diventano sempre più forti e l’aria puramente ribolle,
Uno ridacchia pazzamente, e l’altro grida disperatamente,
Come dei fantasmi malvagi.

Ma io li capisco bene. Queste non sono ombre impure,         
Ma il dolore represso della mia anima inquieta. 
Loro si oppongono burrascosamente e tutta la notte cantano a me
Attraverso una deserta piantagione.

 

Pubblicata nella seconda metà del 1893

Kad se ugasi sunce…    

Kad se ugasi sunce i tama na zemlju sađe
I velom zvezdanim svojim pokrije burni grad,
I polja, i dole, gore; kad lahor ćarlija slađe   
Kroz opusteli sâd          

Ja siđem usamljen u noć. I reči tajanstvene           
Sa usana mojih tada odgone san i smrt;                 
Duhne nenadni vihor i sve se iza sna prene,           

Oživi ceo vrt.      

I staro, stoletno hrašće zašušti monotono               
Starinsku nekakvu pesmu, starinski neki jad;
Beli se zaniha cvetak, kô malo srebrno zvono         
Zapeva ceo sâd.

 

 Iz mraka, iz neba, zemlje, izviru čudesne priče,         
Glasova sve jače biva i vazduh čisto vri,                   
Jedan se cereka ludo, a jedan očajno kliče
Kao duhovi zli.                                                            

No ja ih razumem lepo. To nisu nečiste seni,               
No moje nemirne duše neopevani jad.                         
Oni se otimlju burno i svu noć pevaju meni               
Kroz opusteli sad. [1]     

 

Objavljeno: druga polovina 1893.                                

 

[1] Vojislav Ilić, Lirsko pesništvo, Vuk Karadžić, Beograd, 1981, p. 250.

Traduzione di Lara Pasquini Perrott.