Rosa Clotilde Chacel Arimón nasce a Valladolid il 3 giugno 1898 dove completerà l’educazione di base a casa. Dopo il trasferimento a Madrid e l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti inizia a frequentare i salotti letterari del caffè Granja del Henar, luogo di ritrovo abituale per politici e intellettuali della Madrid del XX secolo, e l’Ateneo di Madrid, che sarà sede della sua prima conferenza intitolata “La mujer y sus posibilidades”.

Nel 1927 entra nel circolo di Ortega y Gasset e dà il via alle collaborazioni con la Revista de Occidente e la Gaceta Literaria dove, poco tempo dopo, verrà pubblicato un suo articolo.

Attorno agli anni trenta dà alle stampe anche il suo primo romanzo, “Estación”, e inizia una biografia, inserita nella raccolta intitolata “Vidas extraordinarias del siglo XIX”, su incarico di Ortega y Gasset.

Solo nel 1936, dopo un blocco creativo dovuto alla morte della madre e il trasferimento a Berlino, vede la luce la sua raccolta di sonetti “A la orilla de un pozo”, introdotti da un prologo di Juan Ramón Jiménez.

Allo scoppio della Guerra Civile, rimane a Madrid e collabora con riviste repubblicane fino al 1937, quando si trasferisce a Parigi. Con la vittoria del franchismo la poetessa inizia un lungo viaggio che la porta a visitare le Americhe, per poi stabilirsi a Buenos Aires dove pubblica La sinrazón, ritenuta la sua opera letteraria migliore.

Torna in Spagna solo nel 1977, dopo la morte del marito e il conseguimento di una borsa della Fondazione Juan March.

Con l’arrivo della democrazia in Spagna e i conseguenti mutamenti delle sfere letterarie e culturali, avviene una riscoperta dell’autrice. In questi stessi anni si moltiplica la sua produzione: “La confesión” (1970), “Saturnal” (1971), “Ofrenda a una virgen loca”, “Barrio de Maravillas” (1976).

Negli anni ’80 si dedica alla scrittura di copioni per RTVE, basati su un suo romanzo, Teresa.

Tra il 1981 e il 1986 pubblica, tra le altre opere, “Los títulos”, “Novelas antes de tiempo”, “Acrópolis”, “Rebañaduras”.

Muore a Madrid il 27 luglio 1994 ed è seppellita nel Pantheon di Persone illustri del cimitero El Carmen di Valladolid.

Il testo che segue è tratto dalla raccolta “A la orilla del pozo”.

 

 

Una musica oscura, tremante,

frastagliata di lampi e trilli,

di malefici aliti, divini,

del nero giglio e dell’eburnea rosa.

Una pagina gelata, che non osa

copiare l’aspetto di fati inconciliabili.

Un nodo di silenzi vespertini

e un dubbio nella sua orbita spinosa.

So che si chiamò amore. Non ho dimenticato,

neppure, che serafiche legioni

fanno voltare i fogli della storia.

Tessi la tua tela nell’alloro dorato

mentre senti ronzare i cuori,

e bevi il nettare fedele della tua memoria.

 

Una música oscura, temblorosa,

cruzada de relámpagos y trinos,

de maléficos hálitos, divinos,

del negro lirio y de la ebúrnea rosa.

Una página helada, que no osa

copiar la faz de inconciliables sinos.

Un nudo de silencios vespertinos

y una duda en su órbita espinosa.

Sé que se llamó amor. No he olvidado,

tampoco, que seráficas legiones,

hacen pasar las hojas de la historia.

Teje tu tela en el laurel dorado,

mientras oyes zumbar los corazones,

y bebe el néctar fiel de tu memoria.

Bibliografia:

Morán Rodríguez, Carmen, “Rosa Chacel, mujer de palabra”. In Jiménez Tomé, Mª José e Isabel Gallego Rodríguez (Coords.), “Escritoras españolas e hispanoamericanas en el exilio”, Málaga, Universidad de Málaga, 2005, pp. 135-146.

Lawless, Geraldine, “The Violence of History: Rosa Chacel’s Memorias de Leticia Valle”. in “Bulletin of Hispanic Studies”, 2016, vol. 93, no 5, p. 511-530.

Rodríguez Fischer, Ana, “Introducción”. In Chacel, Rosa, Barrio de Maravillas, Editorial Castalia, 1993.