Tratta dai “Selected Poems (1938-1958): Summer Knowledge“, è questa una delle poesie più note di Delmore Schwartz, poeta romeno naturalizzato statunitense. Laureato in filosofia, scrittore prolifico e docente universitario nato a Brooklyn nel 1913 e morto a New York nel 1966, ebbe per allievo e ammiratore Lou Reed, che a lui dedicò canzoni quali European Son e My House. Alle conversazioni, al carattere, al maledettismo di Schwartz si ispirò invece l’amico e premio Nobel Saul Bellow per il protagonista de “Il dono di Humboldt”.
In questo omaggio, preghiera-confessione di un’intensità e senso di veridicità eccezionali, Schwartz rivela cammuffandoli elementi della sua vita privata, immedesimandosi e ricreando verso dopo verso le percezioni, le angosce e le ossessioni del grande poeta francese.
In italiano, l’unica sua opera sinora tradotta è l’antologia di racconti “Nei sogni cominciano le responsabilità” (Neri Pozza).

Baudelaire

Quando mi addormento, e persino durante il sonno

io sento, alquanto distintamente, voci articolare

intere frasi, luoghi comuni e triviali,

che nulla hanno a che fare con i miei impegni.

 

Cara madre, ci è forse concesso il tempo

per essere felici? I miei debiti sono immensi.

Il mio conto in banca è bloccato.

Non so nulla. Non posso saper nulla.

Ho perso la capacità di compiere uno sforzo.

Ma ora, più di prima, il mio amore per te aumenta. 

Tu sei sempre pronta a lapidarmi, sempre:

lo sai, è vero. È così da quando ero bambino.

 

Per la prima volta nella mia lunga vita

sono quasi felice. Il libro, quasi finito,

sembra quasi venuto bene. Resisterà, monumento

alle mie ossessioni, al mio astio, al mio disgusto.

 

Debiti e inquietudine persistono e m’indeboliscono.

Lieve, Satana mi muove intorno, dicendo dolcemente:

“Riposa per un giorno! Ora riposa e divertiti.

Lavorerai stanotte.” Quando viene la notte,

la mia mente, terrorizzata dagli arretrati,

annoiata dalla tristezza, paralizzata dall’impotenza,

promette: “Domani: lo farò domani.”

Il domani la solita commedia inscena sé stessa

con uguale risoluzione, con uguale debolezza.

 

Sono stanco di questa vita di stanze ammobiliate.

Sono stanco di ammalarmi e delle emicranie:

tu sai quanto sia strana la mia vita. Ogni giorno porta

la sua dose di ira. Tu conosci un poco

della vita di un poeta, cara madre: devo scrivere poesie,

la più faticosa fra tutte le occupazioni.

 

Sono triste questa mattina. Non rimproverarmi.

Ti scrivo da un caffè nei pressi dell’ufficio postale,

fra palle che rotolano sul biliardo, piatti che si scontrano,

il mio cuore che martella. Mi è stato chiesto di scrivere

una “Storia della Caricatura”. Mi è stato chiesto di scrivere

una “Storia della Scultura”. Che dici,

dovrei scrivere una storia delle caricature

delle sculture di te nel mio cuore?

 

Malgrado ti costi indescrivibile agonia,

malgrado tu non lo possa ritenere necessario,

e dubitare che il calcolo sia accurato,

ti prego, spediscimi dei soldi, bastevoli per tre settimane almeno.

 

 

 

Baudelaire

When I fall asleep, and even during sleep,

I hear, quite distinctly, voices speaking

Whole phrases, commonplace and trivial,   

Having no relation to my affairs.   

 

Dear Mother, is any time left to us

In which to be happy? My debts are immense.

My bank account is subject to the court’s judgment.

I know nothing. I cannot know anything.   

I have lost the ability to make an effort.

But now as before my love for you increases.   

You are always armed to stone me, always:   

It is true. It dates from childhood.

 

For the first time in my long life

I am almost happy. The book, almost finished,   

Almost seems good. It will endure, a monument

To my obsessions, my hatred, my disgust.   

 

Debts and inquietude persist and weaken me.   

Satan glides before me, saying sweetly:

“Rest for a day! You can rest and play today.   

Tonight you will work.” When night comes,

My mind, terrified by the arrears,

Bored by sadness, paralyzed by impotence,   

Promises: “Tomorrow: I will tomorrow.”

Tomorrow the same comedy enacts itself   

With the same resolution, the same weakness.   

 

I am sick of this life of furnished rooms.   

I am sick of having colds and headaches:   

You know my strange life. Every day brings

Its quota of wrath. You little know

A poet’s life, dear Mother: I must write poems,   

The most fatiguing of occupations.

 

I am sad this morning. Do not reproach me.

I write from a café near the post office,

Amid the click of billiard balls, the clatter of dishes,   

The pounding of my heart. I have been asked to write   

“A History of Caricature.” I have been asked to write   

“A History of Sculpture.” Shall I write a history

Of the caricatures of the sculptures of you in my heart?

 

Although it costs you countless agony,

Although you cannot believe it necessary,

And doubt that the sum is accurate,

Please send me money enough for at least three weeks.

 

 

Traduzione di Francesco Destro e Richárd Janczer