di Sebastiano Valà

 E’ davvero possibile non riconoscere più la propria gamba e ritenere che quella attaccata al corpo sia solo un orrido scherzo da parte di qualche burlone? Oppure sognare di essere un cane, svegliarsi con un senso dell’olfatto sensibilissimo e passare tutto il tempo ad annusare tutto quello che capita sotto tiro? Ed infine come possono rinascere comportamenti caratterizzati da una intensa eccitazione emotiva in una novantenne che si sente come fosse tornata a vivere la sua adolescenza?

 Queste vicende, anche se possono sembrare essere il prodotto della fantasia, sono frutto della realtà e vengono raccontate dal celebre neurologo Oliver Sacks nel suo, forse più famoso libro, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Lo strano titolo è dovuto proprio al primo racconto: “Il dottor P, evidentemente convinto che la visita fosse finita, si guardò intorno alla ricerca del cappello. Allungò la mano e afferrò la testa di sua moglie, cercò di sollevarla, di calzarla in capo. Aveva scambiato la moglie per un cappello!”.

 Il libro è una raccolta di 24 racconti di casi clinici in cui si è imbattuto il Dr. Sacks durante gli anni del suo lavoro al fianco dei pazienti. E’ diviso in 4 sezioni: Perdite, Eccessi, Trasporti, Il Mondo dei Semplici.

 In Perdite i racconti parlano dei pazienti che hanno una disfunzione cerebrale, cioè un “deficit” dovuto a una malattia, lesione o difetto di sviluppo, (come ad esempio i vari tipi di agnosia e amnesia) soprattutto incentrati sull’emisfero destro poiché, secondo l’autore “le sindromi dell’emisfero destro appaiono molto meno distinte”, meno trattate e indagate e quindi bizzarre rispetto a quelle dell’emisfero sinistro, che invece sono meglio riconosciute dalla neurologia classica. La seconda sezione, Eccessi, al contrario tratta di persone che hanno una sovrabbondanza di funzione, come nel caso della sindrome di Tourette, che rende difficile la vita del paziente con i suoi continui tic, scatti, smorfie e imprecazioni, ma che alla fine diventa parte della sua identità personale. In Trasporti, “le forme in cui si rivela la patologia sono la reminiscenza, l’alterazione della percezione, dell’immaginazione, del sogno.”; tali trasporti sono spesso caratterizzati da grande intensità emotiva e permeati di sentimento e significato personali e possono essere associati a particolari visioni e allucinazioni visive ed uditive in casi di epilessie temporali o aure di emicrania, ma ciò “non toglie nulla alla loro portata psicologica e spirituale”. Nell’ultima sezione, Il Mondo dei Semplici, Sacks ha invece a che fare con persone affette da ritardi cognitivi, come gli autistici, ma che hanno abilità del tutto eccezionali, delle quali si avvalgono nel modo di comunicare, infatti il loro mondo è “vivido, intenso, ricco di particolari, eppure semplice, proprio perché è concreto, e non complicato, diluito o unificato dall’astrazione”.

 Lo stile di Sacks è semplice e diretto al punto tale che lettura risulta fluida anche per chi non ha conoscenze mediche, infatti egli evita di avventurarsi in spiegazioni troppo complicate, trattando caso per caso le basi scientifiche e mediche che possono essere la causa del disturbo che colpisce il cervello, l’organo più complesso e affascinante presente in natura.

 Armato di grande umanità, umorismo, pietà, sensibilità e capacità scientifica, Sacks riesce a dar voce alle malattie, come se a viverle fosse lui stesso con tutto il dolore che provocano, coinvolgendo così il lettore e restituendo, attraverso delle storie, allo stesso tempo terribili e appassionanti, una visione molto personale e intima del vissuto che ogni paziente possiede della propria patologia.

 A una lettura superficiale, può sembrare che il libro sia solo un elenco di strani casi clinici che attirano il lettore per la curiosità che possono suscitare, quasi come fossero dei “fenomeni da baraccone”, ma in realtà c’è molto più di questo: i veri protagonisti non sono né le bizzarre patologie né lo stesso Sacks narratore, bensì i malati, considerati in quanto persone. A differenza dell’approccio medico tradizionale che si focalizza sulla malattia, Sacks, con il suo particolare punto di vista, restituisce dignità umana ai malati, troppo spesso catalogati e schematizzati in base ai propri sintomi e segni, raccontandone con grande empatia le sensazioni e i pensieri. E’ infatti proprio il soggetto, che soffre e lotta, con la sua storia, ad essere portato in primo piano, tanto da far diventare queste sofferenze una vicenda reale, un racconto.

 Anche se privi di quel determinato pezzetto del puzzle che compone l’insieme delle facoltà cognitive e comportamentali peculiari degli esseri umani, i malati smettono di essere mero oggetto di studio e tornano ad essere vivi, portatori di storie, affetti, emozioni, paure, tornano cioè ad essere umani. E’ proprio in questo che si coglie il merito del neurologo, merito che consiste nel far ricordare che un medico dovrebbe occuparsi di curare anche l’anima del paziente.

 Ad ogni speciale incontro, attraverso una interazione empatica con i pazienti, si presentano a Sacks innumerevoli spunti di riflessione medica, filosofica e religiosa; infatti si può affermare, con una certa sicurezza, che Sacks impari molto dai suoi pazienti.

 Nella prefazione scrive: “mi sento infatti medico e naturalista allo stesso tempo; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia”. Nella malattia cadono quindi le convenzioni sociali, i preconcetti, le barriere e le differenze tra le persone; nella sua piena drammaticità, essa spoglia l’uomo e lo rivela al mondo per ciò che è, nella più nuda e genuina condizione, quella cioè di un essere fragile e precario che lotta per la sopravvivenza. In questa breve e faticosa esistenza soltanto il sentimento umano potrà salvarci.

 

Photo credits to: Mars Hill Church Seattle
(https://www.flickr.com/photos/mhcseattle/)