di Lara Pasquini Perrott

 

Serge Pey è un poeta contemporaneo, nato nel 1950 in un quartiere operaio di Tolosa.

Fin da giovane è stato molto attivo politicamente, ha lottato contro la dittatura franchista, contro la guerra in Vietnam e ha partecipato alle manifestazioni del 1968. Nel 1980 ha dato vita al Festival Internazionale delle poesie contemporanee a Tolosa e nel 1981 ha fondato la rivista Tribu e il movimento Marches Internationales de la poésie (Marce Internazionali della poesia). È un teorico della poesia contemporanea, nel 1989 ha lanciato il movimento internazionale della filosofia diretta. Vive a Tolosa, dove è il responsabile del dipartimento di Poesia e Letteratura all’Università di Le Mirail. È una delle personalità più importanti nella attuale scena poetica francese. Come un aedo o un trovatore dei nostri giorni, declama le sue poesie durante performances che vengono scandite dal ritmo di campanellini e battiti di bastone. L’1 marzo 2018 pubblica il suo manifesto di poetica intitolato: Poésie-Action – Manifeste provisoire pour un temps intranquille (Poesia-Azione – Manifesto provvisorio per un tempo inquieto), dove in circa seicento pagine illustra la sua concezione di poesia e di azione performativa.

Le sue poesie prendono spesso il nome di Batôns (Bastoni), poiché i bastoni rappresentano per Pey il simbolo della poesia. Incidendo i suoi versi su bastoni di castagno, la parola diventa anche materialmente un’opera d’arte, una scultura vivente. Come lui stesso sostiene i bastoni sono: “La scrittura visuale della mia oralità”. La sua poesia risente anche della sua attività di sciamano, essa è infatti coperta da un’aura quasi sacra. La performance assume così il significato di “rito” che ricerca costantemente di entrare in contatto con la dimensione dell’infinito e dell’abisso.

Le poesie qui tradotte sono tratte dalla raccolta Mathématique générale de l’infini (Matematica generale dell’infinito), pubblicata nel febbraio del 2018 e ancora inedita in Italia.

 

BÂTON XXX                                                            

LA MONNAIE D’UNE ÉTOILE     

En chantant

on se sépare

sans bouger les lèvres

de ce qui nous embrasse

car nous avons faim d’avoir faim

et nous vengeons le vent

d’être la feuille

qu’il n’a pas choisi

de faire tomber

 

En jetant

nos yeux dans le ciel

nous voyons l’infini

marcher comme un mendiant aveugle

 

La nuit lui donne parfois

et avant nous

la monnaie d’une étoile[1]

 

BASTONE XXX

LA MONETA DI UNA STELLA

Cantando

ci si separa

senza muovere le labbra

di quello che ci bacia

poiché noi abbiamo fame di aver fame

e noi vendichiamo il vento

di essere la foglia

che esso non ha scelto

di far cadere

 

Gettando

i nostri occhi nel cielo

noi vediamo l’infinito

camminare come un mendicante cieco

 

La notte gli dà talvolta

e prima di noi

la moneta di una stella.

 

*

 

POÈME DU SIFFLET ET DE LA DIVISION DU VENT

BÂTON LVIII

La nuit est une chambre

où les étoiles

se cachent pour s’aimer sous un drap noir

 

Nous ne voyons que leurs yeux

à travers les trous de l’amour

qui nous embrassent

et aussi une lampe de cheveux éteinte

que l’on traine

sans arrêt

dans nos déménagements

jusqu’au dernier

La lune roule

vers le cercle

où nous faisons passer l’infini

pour être plus grands que lui

 

Les trous

sont les vertèbres de la lumière

Nous les cousons jusqu’au dernier

qui sort par notre bouche

comme le maillon d’une chaîne

La parole est un trou

que nous retenons

puis que nous lâchons

vers une proie

 

La politesse

est notre seule stratégie[2]

 

POESIA DEL FISCHIO E DELLA DIVISIONE DEL VENTO

BASTONE LVIII

La notte è una camera

dove le stelle

si nascondono per amarsi sotto un lenzuolo nero

 

Noi non vediamo che i loro occhi

attraverso i buchi dell’amore

che ci baciano

e anche una lampada di capelli spenta

che ci portiamo

senza sosta

nei nostri traslochi

fino all’ultimo

La luna rotola

verso il cerchio

dove noi facciamo passare l’infinito

per essere più grandi di lui

 

I buchi

sono le vertebre della luce

Noi le cuciamo fino all’ultimo

che esce dalla nostra bocca

come la maglia di una catena

La parola è un buco

che noi tratteniamo

che poi noi lasciamo

verso una preda

 

La cortesia

è la nostra unica strategia.

 

 

[1] Serge Pey, Mathématique générale de l’infini, Paris, 2018, Poésie/ Gallimard, p.139-140

[2] Serge Pey, Mathématique générale de l’infini, Paris, 2018, Poésie/ Gallimard, p.192