Di Chiara Favaro

 

Manuel Alegre è un poeta portoghese nato nel 1936 a Águeda. Ancora oggi la gente lo chiama il poeta de Praça da Canção (Piazza della canzone), pubblicato clandestinamente nel 1965, diventerà uno dei punti di riferimento della celebre “Rivoluzione dei Garofani” (25 aprile 1974).

Questo libro, Praça da Canção, è una raccolta di poesie ed è stato scritto da un uomo che è stato in guerra, in prigione e in esilio. Nel 2015 ha festeggiato 50 anni dalla sua prima pubblicazione ma continua ad essere un libro “vivo” e soprattutto atemporale. I versi delle varie poesie sono passati da un cuore all’altro, di bocca in bocca, cantati di nascosto per farsi forza contro i soprusi del regime dittatoriale. L’ invincibile forza poetica delle sue parole è riuscita a pervadere l’intero paese, a entrare nel cuore e nella mente di tutta una generazione di giovani portoghesi.

Leggendo questo libro, come dice il giornalista José Carlos de Vasconcelos, si può vedere chiaramente che “oltre alla qualità poetica, la poesia di Manuel Alegre è impegnata nella liberazione del suo popolo” (Tavola Rotonda, 13 aprile 2015).

L’autore, mettendo la sua voce personale al servizio del popolo, ha dato forza al grido di una nazione intera, trasformandolo in un inno alla resistenza. Manuel Alegre, ha di fatto anticipato la storia perché, a distanza di 9 anni dalla pubblicazione clandestina di Praça da Canção, avvenne la Rivoluzione dei Garofani e, quelle che erano “solamente” le parole di un poeta divennero “le azioni” di chi non voleva più essere sottomesso alla dittatura ma costruire il proprio futuro.

 

PRESENTAZIONE

 

Cantare non è forse abbastanza.
Non perché non illuminino improvvisamente le notti
le tue parole sorelle del fuoco
ma solamente perché le parole sono
appena fiamma e vento.
E tuttavia canzone
solo cantando a volte si resiste
solo cantando si può infastidire
chi alla viltà del silenzio ci obbliga.

 

Io vengo ad infastidire.
Porto parole come schiaffi
ed è inutile che mi zittiscano
perché la mia canzone non resta su carta.
Io vengo a suonare le corde.
Pianto spade
e trasformo destini.

 

Gli uomini mi sentono cantare
e la pelle
degli uomini si accappona.
E poi si leva l’alba
dentro agli uomini nei quali pongo
un fucile e un sogno.

 

Ed è inutile che mi zittiscano.
In qualche modo sono un guerrigliero
che porta a tracolla
un fucile caricato di poesie
o se preferiscono sono un marinaio
che porta in braccio il mare
e ha messo una nave sulla terra dentro
e ha issato poi nel vento
una canzone.

 

Già l’ho detto: pianto spade
e trasformo destini.
E per questo mi basta toccare le corde
che ogni uomo ha nel cuore.

 

 

APRESENTAÇÃO  

 

Cantar não é talvez suficiente.
Não porque não acendam de repente as noites
tuas palavras irmãs do fogo
mas só porque palavras são
apenas chama e vento.
E contudo canção
só cantando por vezes se resiste
só cantando se pode incomodar
quem à vileza do silêncio nos obriga.

 

Eu venho incomodar.
Trago palavras como bofetadas
e é inútil mandarem-me calar
porque a minha canção não fica no papel.
Eu venho tocar os sinos.
Planto espadas
e transformo destinos.

 

Os homens ouvem-me cantar
e a pele
dos homens fica arrepiada.
E depois é madrugada
dentro dos homens onde ponho
uma espingarda e um sonho.

 

E é inútil mandarem-me calar.
De certo modo sou um guerrilheiro
que traz a tiracolo
uma espingarda carregada de poemas
ou se preferm sou um marinheiro
que traz o mar ao colo
e meteu um navio pela terra dentro
e pendurou depois no vento
uma canção.

 

Já disse: planto espadas
e transformo destinos.
E para isso basta-me tocar os sinos
que cada homen tem no coração.

 

 

Bibliografia:

Manuel Alegre, Praça da Canção, Lisboa, D. QUIXOTE, 2015.