Intervista a Sandro La Gaccia, direttore creativo del progetto

 

di Sebastiano Valà

Incuriosito da una mail arrivata nella posta universitaria, a ottobre dell’anno scorso mi sono inscritto a un Atelier di scrittura creativa pensato e gestito da Sandro La Gaccia. A seguito della pubblicazione del libro “Arrivederci ragazzi” che raccoglie i racconti scritti dai partecipanti al corso, ho avuto l’occasione di intervistarlo.

– Sandro, riguardo l’Atelier di scrittura creativa, quando e come è nato il progetto rivolto ai giovani studenti dell’Università di Padova?

Il primo progetto di scrittura creativa è nato 3 anni fa e quest’anno ha raggiunto la sua quarta edizione. É stato proposto dall’ESU di Padova, si è svolto all’interno delle aule dello SpazioOrientamento ed è stato realizzato e condotto da me, Giulia, Renato, Anna, l’editore Carlo Santi e dalla dott.ssa Paola Stradi.
Agli inizi gli incontri del primo progetto si svolgevano intorno a un tavolo e qualche sedia, eravamo davvero in pochi ed era tutto di dimensioni più ridotte; nel corso degli anni siamo riusciti a incrementare la partecipazione e a creare un gruppo di lavoro ben nutrito grazie alla curiosità e all’interesse che è cresciuto di anno in anno. Ora possiamo dire di avere già un piccolo seguito di persone che ci aiuta e che segue con attenzione la nostra proposta.
Per quanto riguarda il progetto di quest’anno, abbiamo iniziato verso ottobre 2018 con gli incontri dell’Atelier di scrittura e abbiamo proseguito con il lavoro di pubblicazione e di promozione del libro che è stato il risultato concreto del progetto.

– Ogni anno viene scelto un argomento differente su cui verte l’Atelier di scrittura creativa. Quest’anno qual è stato il tema?

Ogni anno propongo un tema diverso poiché mi piace lavorare su argomenti che destano il mio interesse e la mia curiosità. Gli anni scorsi ci siamo focalizzati su temi come la poesia mentre quest’anno abbiamo lavorato sul romanzo di formazione. Abbiamo preso in esame testi sia della letteratura classica, come Martin Eden di Jack London, sia della letteratura contemporanea, come Norwegian Wood di Haruki Murakami. Abbiamo analizzato gli stili degli scrittori cercando di prenderne gli aspetti migliori e capirne le caratteristiche. In seguito, i giovani partecipanti del corso si sono cimentati nella scrittura affinando la loro tecnica attraverso vari esercizi, tra cui cercare di emulare gli stili di tali scrittori e vedere poi cosa ne veniva fuori.
Altri romanzi presi in considerazione sono stati Il Giovane Holden di J. D. Salinger (il più importante e rappresentativo tra i romanzi di formazione) e Il Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani.

– Come è stato articolato il corso?

Il corso dell’Atelier di scrittura creativa di quest’anno è stato pensato in maniera più attenta rispetto ai precedenti poiché c’è stata un’evidente evoluzione tra i primi e quest’ultimo e molti aspetti sono stati cambiati. Di anno in anno io stesso ho cercato di inserire in ogni progetto un dettaglio, una peculiarità in più che potesse dare maggior valore alla mia idea di atelier di scrittura.
Detto ciò, quest’anno il corso è stato articolato in otto incontri. Di questi, quattro sono stati dedicati alla lettura, alla comprensione e all’analisi di un testo estratto dai romanzi di formazione già citati, esattamente come si fa all’interno di un’aula universitaria. Invece gli altri quattro sono stati incentrati sulla scrittura, proprio come si fa negli atelier. I ragazzi hanno avuto la possibilità di mettersi alla prova, di esercitarsi e di sperimentare sia quelle che erano le loro prospettive e sia quelle che erano le loro certezze, infatti, molti erano convinti di avere una scrittura più o meno completa e ne sono usciti con un’idea sicuramente differente, comprendendo che il mondo della scrittura e della parola sia molto più complesso e difficile di quanto possa sembrare a chi magari ne è distante o distaccato.

– Il progetto si è concluso con la pubblicazione di un’antologia di racconti scritti dai partecipanti che si intitola “Arrivederci ragazzi”. Di cosa si tratta esattamente?

Sin dall’inizio della mia avventura con gli atelier di scrittura creativa, avevo pensato di pubblicare un libello. L’idea iniziale era venuta ad Andrea Petromilli, presidente e responsabile dell’associazione Esperimentiamoci con la quale ho collaborato per i primi due progetti di scrittura creativa. All’epoca Andrea mi propose di realizzare un piccolo libello che racchiudesse il lavoro prodotto dai ragazzi all’interno del corso di scrittura. Da lì ho sempre mantenuto quell’idea come un obiettivo da perseguire.
Alla fine dell’anno precedente, grazie alla collaborazione con Renato Costa, professore, scrittore ed editor della casa editrice CIESSE Edizioni, ho avuto modo di conoscere l’editore Carlo Santi che ci ha dato questa possibilità scommettendo su un progetto di scrittura molto articolato e allo stesso tempo azzardato; è stato quasi un investimento alla cieca poiché nessuno poteva sapere il reale valore di quello che sarebbe stato il mondo di parole che avremmo trovato. Sembra invece che il risultato sia più che sufficiente sia per noi che per i lettori, oltre che per chi ha già avuto la possibilità di partecipare alle presentazioni dell’antologia.

– Il tema intorno a cui ruotano i racconti è il romanzo di formazione ma ogni giovane scrittore e scrittrice è riuscito a interpretarlo secondo la propria visione ed esperienza…

Esattamente. Come ho scritto nella sinossi dell’antologia, tutti i ragazzi in realtà hanno parlato di formazione e l’hanno fatto analizzando e affrontando il tema da lati differenti, hanno guardato da parti diverse uno stesso dettaglio di un’identica casa e, lavorando in questo modo, sono riusciti a toccare quello che per noi era rilevante e importante prendere in esame. Ogni partecipante, seguendo il proprio approccio, ha affrontato il tema impiegando la propria esperienza, le proprie emozioni e il proprio vissuto. Tutto ciò si sente e si ravvisa all’interno dell’antologia poiché l’esperienza, passata da voce orale a voce scritta, resta dopotutto leggibile nel personale modo di esprimersi e di lavorare. C’è da dire che tutto ciò è molto difficile e complesso da fare ma, nonostante questo, a mio parere i ragazzi sono riusciti egregiamente nell’intento.

– L’antologia dei racconti ha come titolo “Arrivederci ragazzi”. Com’è nato il titolo e perché è stato scelto?

Arrivederci ragazzi è un riferimento plurimo. Il primo in assoluto è un riferimento al film omonimo – Au revoir les enfants – che racconta la storia di giovani ragazzi ebrei che vengono vessati e divisi dalla Gestapo nella Germania nazista; mentre d’altra parte il secondo riferimento è da ricercarsi in un omaggio al romanzo da cui è tratto il film. D’altro canto, il titolo è anche un riferimento al mio vissuto personale, a tutto quel mondo che, negli ultimi due anni o poco più, ho abbandonato e alle mie simpatie di quella che è l’umanità. Rispetto a tre anni fa, oggi non ho più la stessa confidenza né lo stesso affetto nei confronti dell’umanità e non credo molto nel suo progresso, non tanto da un punto di vista tecnologico, ma più che altro dal punto di vista umano. Al contrario credo invece nella forza e nelle potenzialità del singolo che sicuramente può dare e fare molto. In tutto questo c’è il mio “Arrivederci ragazzi”. Infatti, tra quei ragazzi ci sono anche io, figurando, seppur nell’ombra, nel quadro di Gustave Igler dal quale è stato scelto un dettaglio riportato sulla copertina dell’antologia.

– Concludendo con una domanda personale, ti ritieni soddisfatto del progetto che è culminato con la pubblicazione dell’antologia? Credi che ci siano dei margini di miglioramento?

Per natura o forse per carattere non mi ritengo mai del tutto soddisfatto e non so se sia un bene o un male, ma possa dire che la mia attitudine mi stimola a fare meglio. Ci sono sempre e comunque degli aspetti che si possono migliorare: si può affinare il risultato, si possono creare nuovi dettagli, si può lavorare sia sull’interno che sull’esterno dell’antologia. Eppure, nel complesso, come opera prima di un gruppo di ragazzi ‘giovani’ e alla loro prima pubblicazione, in un percorso in fieri, devo dire che possiamo essere orgogliosi tutti, da parte di chi ha seguito il progetto come docente, come editor, come direttore creativo e ovviamente da parte dei ragazzi che si ritrovano in una pubblicazione distribuita a livello nazionale, giacché l’antologia può essere acquistata in una qualunque libreria che sia indipendente o no. Mi sento di dire che il valore essenziale dell’antologia c’è ed è stato mantenuto e vorrei aggiungere che tra i racconti ce ne sono almeno un paio che esprimono dei potenziali scrittori per il futuro, regalando qualcosa in più che normalmente non ci si aspetterebbe da progetti così piccoli e spesso inascoltati dalle grandi consorterie letterarie.

Ripensando al percorso di scrittura creativa che ho iniziato poco meno di un anno fa, mai avrei immaginato di pubblicare un racconto scritto di mio pugno in un libro che oggi si può trovare sugli scaffali delle librerie italiane; potenzialmente chiunque potrebbe leggere quelle parole che raccontano i personaggi, i dialoghi e le avventure che noi, giovani ragazzi e ragazze, abbiamo pensato e riportato su carta. Il fatto che qualcosa di scritto, di personale, di originale non sia più dentro a un cassetto ma alla portata di tutti, restituisce una strana sensazione che può essere descritta come un misto tra soddisfazione e incredulità, come se si fosse varcato un limite dietro al quale non si può più tornare. Oltre a ciò, ho potuto conoscere nuovi amici e appassionati lettori aperti al confronto e allo scambio di idee che hanno accompagnato ed influenzato il mio percorso di scrittura creativa. E per questo li ringrazio.

 

Autori: Camilla Fornaro, Fulvio Facco, Luca Simonato, Angela Tiozzo Pagio, Matilde Valenti, Selene Seliziato, Sergio Ricotta, Roxana Magdici, Ilaria Brandalese, Sebastiano Valà, Federico Lot, Laura Valota, Elisa Zandaval, Sara Gurizzan, Valeria Gallicchio, Angelo Zampaolo, Stefania Ellero.

 

Autore: Autori Vari
Titolo: Arrivederci Ragazzi
Prima edizione: 2019
Curatore: Sandro La Gaccia
Editor: Renato Costa, Anna Mores, Giulia Pretta
Graphic Designer: Matteo Marzano
Editore: Carlo Santi, CIESSE edizioni

Direttrice dell’ufficio SpazioOrientamento: dott.ssa Paola Stradi