Di Elena Vania

 

Può la poesia alleviare disagi profondi? Contribuire al benessere dell’ “io”? E in quale misura?

La Poetry Therapy è una pratica terapeutica che, attraverso la poesia, mira ad aiutare la persona a riacquistare l’equilibrio interiore e a sostenere la sua crescita personale. E’ risaputo infatti che esiste un connubio antichissimo tra parola e medicina e, che questo, è dovuto alla capacità del linguaggio di connettersi con il nostro “io” profondo.

Già 6000 anni fa gli antichi egizi, dopo aver disciolto frammenti di papiro con trascrizioni di canti, bevevano l’intruglio con la speranza di appropriarsi degli effetti benefici delle parole. E ancora, nella Roma del I secolo d.C il medico Sorano consigliava ai pazienti che soffrivano di depressione poesia e teatro.  Nel 1751, infine, il dottor Benjamin Rush – conosciuto in America come “The father of american psychiatry” – introdusse musica e letteratura nei suoi trattamenti.

Ma bisognerà aspettare gli anni Sessanta e Settanta del Novecento perché l’espressione Poetry Therapy diventi popolare e assuma il valore di una forma specifica e più forte di bibliotherapy[1].

A questo punto si inizia sistematicamente a porre l’accento sulla poesia, piuttosto che sulla letteratura in generale, poiché la prima è caratterizzata da enfasi evocativa e gli studiosi si accorgono dello stretto legame tra scrittura poetica ed emozioni. Nello stesso periodo si sviluppano training e pratiche differenti, perciò gli interessati sentono il bisogno di riferimenti comuni. Nel 1980 tutti gli studiosi della disciplina si riuniscono per formalizzare le linee guida e dar vita a un percorso certificato: nasce così la NAPT, Nation Association for Poetry Therapy.

Oggi la Poetry Therapy è praticata da professionisti, come psicologi, psichiatri, counselor, educatori in contesti e ambienti diversi, quali scuole, ospedali e centri di riabilitazione. La poesia aiuta a esplorare ed esprimere le emozioni intrappolate nel subconscio, a riflettere e ad aumentare la propria consapevolezza. Ancora oggi non c’è un corso universitario per praticare questa forma di aiuto, ma la IFBPT (International Federation for Biblio- Poetry Therapy) ha sviluppato un percorso specifico, suddiviso in diversi livelli di apprendimento, al termine del quale si ottiene il certificato CPT (Certified Poetry Therapist). Inoltre dal 2000 l’unico ente per conseguire l’abilitazione è la NAPT.

In Italia, dove manca un riconoscimento[2] ufficiale per la Poetry Therapy, è Dome Bulfaro a esserne il pionere. Classe 1971, monzese, Bulfaro è un artista, performer e insegnante tra i più attivi nello sviluppo della poesia performativa. Collabora con alcune scuole dove organizza laboratori e applica metodi di apprendimento della poesia studiati appositamente per i bambini. Tra le sue ultime pubblicazioni: Guida liquida al poetry slam, edito nel 2016 da Agenzia X, Prima degli occhi, pubblicato da Mille Gru nel 2015 e Ossa Carne del 2012 edito da Dot.com Press. In quanto performer si impegna in prima persona per trasmettere la sua idea di poesia, parola e corpo e lo fa con tutti i mezzi a sua disposizione. In tale ambito, tra il 2006 e il 2016 dà vita a una delle più vaste azioni culturali mai fatte in Italia sulla poesia contemporanea: “PoesiaPresente”. Il suo intento è quello di abbandonare ogni idea elitaria di poesia per giungere a una poesia per tutti, con un progetto che vuole porsi in contrasto con il modello dei festival di poesia  strutturato in incontri, laboratori, azioni di poesia sociale, Poetry Therapy, è uno spazio per interrogarsi sulle problematiche del fare poesia.

Grazie alle sue esperienze, anche teatrali, Bulfaro comprende l’importanza della parola poetica che diventa linguaggio in grado di liberare l’anima e aumentare il benessere della persona: versi e rime, respiro e ritmo risincronizzano il paesaggio interiore. Per questo dal 2008 è attivo come poeta- terapeuta attraverso numerosi progetti appoggiati dall’associazione Mille Gru, che è nata inizialmente per supportare “PoesiaPresente”. Attualmente l’associazione si occupa di Poetry Therapy Italia e ha anche dato vita a una piccola casa editrice. Uno dei primi interventi risale al 2009 e si chiama “Leggere, con cura”. Si tratta di un’iniziativa nata in collaborazione con l’ospedale di Lecco (poi anche Milano e Lugano) che prevede letture e incontri con i pazienti in degenza di alcuni reparti della struttura. Il progetto, che per il suo carattere umanitario è sostenuto dalla Fondazione Arbor, si presenta così: “Progetto nato come terapia della riconciliazione con la malattia attraverso la somministrazione di una delle medicine naturali più curative che l’uomo abbia mai inventato: la Poesia”[3].  Vi sono state poi attività pensate per i più piccoli che hanno portato alla pubblicazione di un’antologia di Poetry Therapy per bambini dagli otto anni: Scacciapensieri – Poesia che colora i giorni neri. È composta da 64 poesie divise in sette medicine (amore, dialogo, risate, stupore, natura, tempo, armonia) più una medicina speciale (aforismi). Tra gli autori dei testi compaiono: Piumini, Carminati, Lamarque, Salvagnini, Guarenghi e lo stesso Bulfaro.  È del 2018 invece la collana “Tita + Stumenti di Poetry Therapy”, che riunisce saggi, ricerche e approfondimenti su questa disciplina e un manuale: Cosi va molto meglio. Nuove pratiche di poetry therapy, che raccoglie sperimentazioni e risultati ottenuti con tale pratica. Bulfaro ha anche all’attivo un corso di teatro-poesia per adulti al teatro Binario 7 a Monza (https://scuola.binario7.org/products/Tecnici/52 ).

È importante ricordare l’attenzione all’uso dei termini. La parola “terapia” non deve essere usata in maniera impropria per riferirsi a uno stato di benessere momentaneo legato alla pratica della poesia, tanto meno da chi usa la poesia come strumento per esercitare una forma tradizionale di sostegno emotivo senza l’applicazione di tecniche e teorie specifiche. Si tratta di una metodologia alternativa a quella tradizionale con finalità di consapevolezza e supporto, che per raggiungere obiettivi deve seguire un percorso mirato e guidato da un terapeuta che possiede una formazione specifica in psicologia applicata, comunicazione e tecniche terapeutiche.

 

Contatti utili per approfondire la ricerca:

Segnalo l’iniziativa del Centro per la poesia Contemporanea dell’Università di Bologna in collaborazione con l’Ospedale Sant’Orsola: http://dev2.mediagroup98.com/parolenecessarie/,  la prossima edizione di “PoesiaPresente” il 14-15 aprile 2019 e l’imminente conferenza annuale NAPT Baltimora, Maryland dall’11 al 14 aprile 2019.

Per tutti i progetti di Poetry Therapy Italia, le collane e i volumi editi, l’associazione:

http://poetrytherapy.it/

http://millegru.org/

Per la storia della Poetry Therapy, la NAPT:

https://poetrytherapy.org

https://www.goodtherapy.org/learn-about-therapy/types/poetry-therapy

Su Dome Bulfaro, come poeta e performer, e le sue iniziative:

https://www.domebulfaro.com

http://www.poesiapresente.it/

Altri siti consultati:

http://www.monzareale.it/2015/11/16/la-poetry-therapy-di-dome-bulfaro-a-monza-si-coltivano-parole-che-aiutano/

https://www.laltroveappuntidipoesia.com/2018/02/05/alla-scoperta-della-poetry-therapy-con-lo-psicoterapeuta-enrico-maria-secci/

https://www.omero.it/omero-magazine/alive-poetry/v-le-poesie-sono-di-chi-se-le-beve-dome-bulfaro/

 

Note:

[1]     Il termine fu usato per la prima volta nel 1916 da Samuel Crothers per riferirsi alla capacità di alcuni librai di selezionare libri che fossero d’aiuto a pazienti psichiatrici. Quindi il termine era connesso all’uso di libri e letteratura in campo medico.

[2]     Esiste una federazione italiana per l’Arte Terapia: il Centro Italiano Studi Arte-Terapia, ma non per la Poetry Therapy. Nonostante ciò, in alcuni casi, i modelli terapeutici stanno integrando al loro interno tutto ciò che può essere d’aiuto al paziente, dunque anche la poesia. Per esempio lo psicoterapeuta Enrico Mario Secci prescrive e invita a scrivere haiku.

[3]     http://poetrytherapy.it/leggere-con-cura/