Di Alessandro Giumara Zaffini

 

Chi scrive questo articolo si definisce ateo, materialista, simpatizzante del CICAP e adorante la dinastia degli Angela – insomma, nei suoi limiti, razionalista – e nonostante ciò ha da poco iniziato a praticare la arti divinatorie, prima avvicinandosi al Libro dei Mutamenti, conosciuto anche come I Ching, e poi ai tarocchi, senza nessuna intenzione di “smascherarli”, ma anzi, ricavandone giovamento. Lo trovate contraddittorio? Io no, e vi dimostro il perché.

Penso non ci sia bisogno di spiegare il funzionamento dei mazzi di Arcani, tutti ne abbiamo una vaga cognizione; è invece interessante parlare del Libro dei Mutamenti. In soldoni: un antichissimo volume cinese contenente massime sibilline che, se consultato con un metodo preciso, risponde al quesito che gli si va ponendo. Una macchina di divinazione inquietante che sembra possedere addirittura una sua psicologia e che da molto tempo irretisce l’occidente. Carl Gustav Jung, che in stranezze simili ci sguazzava eccome, dopo averlo consultato (chiedendogli, tra l’altro, che ne pensasse del fatto di essere stato tradotto in inglese) scrive: «Se un essere umano avesse dato queste risposte, io, come psichiatra, avrei dovuto dichiararlo sano di mente (…). Non sarei stato in grado, infatti, di scoprire nulla di delirante, di malato o schizofrenico nelle quattro risposte (…). Anzi, avrei dovuto congratularmi con questa ipotetica persona per la sua non comune capacità di intuire il mio inespresso stato di disagio». Come (o meglio perché) funzionerebbe l’I Ching? Secondo Jung le risposte (quasi) sempre pertinenti dell’oracolo sarebbero una conferma della sua teoria della sincronicità come principio di nessi acausali, ovvero dell’interdipendenza effettiva tra lo stato psichico di un osservatore e gli oggetti esterni posti in un medesimo contesto, un concetto che può comprendersi soltanto considerando le coincidenze irripetibili, eclatanti o sottili che siano, di cui la realtà è costellata. Al polo opposto ci sarebbe il ben più noto principio di causalità, fondamento della scienza occidentale, che Jung definisce «un’ipotesi di lavoro» basata sulla ripetibilità, ovvero su criteri statistici.

Secondo Richard Wilhelm (curatore dell’edizione a cui faccio riferimento, 1924) il libro avrebbe ispirato la dottrina taoista nel sostenere il continuo rovesciamento dell’Essere in ying e in yang (termini che non compaiono nell’I Ching, a riprova della sua antichità) e sarebbe in grado di “codificare” il responso in base a tre diversi tipi di mutamento: ciclico, non ciclico e ancora a venire. Ciò è possibile perché quanto accade nel magma del reale è in realtà già accaduto. Eterno ritorno? Assolutamente no, parliamo di una teoria delle idee che vedrebbe ogni mutamento prendere piede nel mondo soprasensibile, per raggiungere il nostro solo in un secondo momento. In questo ritardo si colloca ogni azione consapevole ed è così che l’uomo, se l’oracolo stimola l’arbitrio, rappresenta la forza terza rispetto alla diade ideale/sensibile (di conseguenza l’operare si colloca sempre come terzo polo rispetto a Cielo e Terra, Luce e Buio, Maschile e Femminile, Forte e Tenero, e così via…) dettaglio che ha fatto in modo che l’I Ching venisse corredato di consigli e massime morali come avvisi ai naviganti per comportarsi nel modo più opportuno a seconda delle condizioni del mare, conferendo all’oracolo la connotazione di libro di saggezza e valendogli la redazione/consultazione di sapienti come Lao-Tse e Confucio.

L’I Ching, come mi fu detto, è un ottimo metodo di meditazione. Nella mia ignoranza, penso che si dovrebbe avere questo spirito avvicinandosi a qualsiasi divinazione – anche ai tarocchi, sebbene Wilhelm (pur parlando genericamente di “cartomanti”) sembri negare questa possibilità. Effettivamente l’apparenza emblematica, statica e priva di commenti con cui si presentano gli Arcani potrebbe indurre il consultante a porsi in attesa passiva di fronte al compiersi del destino, un pericolo che la trafila di ammonimenti astratti che ci propone il Libro dei Mutamenti sembra allontanare. Il consiglio contenuto in questo articolo è di consultare tutti gli oracoli che possiamo, irresponsabilmente, a prescindere dal crederci o meno, anche soltanto per stimolare questioni personali che altrimenti resterebbero sub-consce, ma a una condizione: la divinazione deve essere affrontata con un tipo di consapevolezza non convenzionale, oserei dire “politica”.

Ne Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo Mark Fisher distingue il concetto di weird da quello di eerie. Se il primo (di cui uno dei maestri primigeni è H. P. Lovecraft) punta sulla sensazione di non- correttezza di qualcosa che non dovrebbe esistere, rivelando l’esistenza di un Esterno assoluto e totalmente estraneo al nostro concetto di normalità, il secondo invece crea un effetto di straniamento legato a un problema irrisolvibile di agentività esterna (diverso quindi dall’unheimlich di Freud, che riguarderebbe un’inquietudine interna al familiare). La letteratura è piena di situazioni eerie, si tratti di antiche rovine dagli autori irrintracciabili, di animali dai comportamenti apparentemente autocoscienti o di pianeti che sembrano comunicare con la psiche degli astronauti, questa sensazione si genera ogni volta che un’azione, la sua traccia o la sua intenzionalità non possono ricondurre a un soggetto chiaramente agente. Il senso di eerie, sostiene Fisher, è inoltre una delle cifre principali del mondo contemporaneo e possiamo collegarlo a quello di hauntologia (recuperato da Derrida). L’hauntologia (da to haunt, infestare) fa il verso all’ontologia ed è il suo calco negativo: se la seconda può sintetizzarsi come studio dell’Essere, la prima riguarda l’analisi del virtuale, l’influsso di ciò che non c’è sull’esistente. Un problema di agentività si pone con la sinistra e in particolare col comunismo, che da un po’ gira per l’Europa in qualità di spettro (di ciò che deve avvenire, prima, e di ciò che non c’è stato, poi), qualcosa di cui non si può fare il funerale perché non è né nato né morto, e che per questo continua a infestare il presente; un altro spettro è palesemente l’inconscio, che agisce per noi senza che il suo scopo sia chiaro; ma soprattutto sono spettri l’economia e il capitale, entità astratte non-umane, volontà oscure dalla cui agentività dipende nei fatti tutto il globo. In Ghost of my life Fisher è conscio dell’importanza delle inesistenze nel mondo contemporaneo, sa che alcune di esse si millantano come concrete (vedi, sempre suo, Realismo capitalista) e proprio per questo consiglia, malinconicamente, di non rinunciare agli spettri positivi, a qualsiasi costo.

Detto questo, ritengo che l’I Ching, come altre divinazioni, presenti una fortissima carica eerie: cosa c’è di più inquietante di un oggetto a cui puoi rivolgerti come se avesse una sua propria personalità, al punto di aspettarti una risposta? Pariamo di pratiche dove il limite tra il contatto con un ipotetico Esterno e la pura autosuggestione, tra la secca superstizione e il dubbio che il futuro, per il solo fatto che sia nato nella nostra mente, stia già prendendo forma, si sposta continuamente; ed è probabilmente per questa loro irriducibile ambiguità che un’intelligenza solare e schematica vi si opporrà, non potendo accettare una narrazione in cui le nostre intenzioni si sovrappongono senza spiegazione alla fredda agentività degli astri. Ma tutto è illusione, in fondo, e anche la realtà e il suo essere discernibile, arroccate in un bluff di pragmatismo e in balia della ruota di fedi e fenomenologie, non sono altro che narrazioni – dovrebbe ricordarcelo l’avanzamento dei complottismi, o solo l’assistere a situazioni politiche nazionali che sembrano uscite dalle più bizzarre distopie, o il fatto di non essere in grado, come in un romanzo kafkiano, di comprendere chi o cosa stia al vertice della piramide ogni volta che qualche diritto calpestato ci fa alzare la cresta nei confronti dei superiori. A questa intelligenza domando, applicando Fisher: perché non dar credito a virtualità buone che ci spingono a guardarci dentro, a ponderare le nostre azioni, a pensare il futuro, a migliorarci e a proiettarci in avanti – perché non cogliere il potenziale di questi spettri quando invece accettiamo l’influsso di inesistenze capitalistiche ben più mortifere, immobilistiche e responsabili di infelicità, abbruttimento, quando non distruzione materiale? Vogliamo davvero lasciare la risposta in mano all’oracolo?

 

BIBLIOGRAFIA
Mark Fisher, Realismo capitalista, Produzioni Nero, Not, 2018.
Mark Fisher, Spettri della mia vita. Scritti su depressione, hauntologia e futuri perduti, Minimum Fax, 2019.
Mark Fisher, The weird and the eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2018.
I Ching. Il libro dei mutamenti – a cura di Richard Wilhem, prefazione di C.G. Jung, Adelphi, 1991.

Foto di Gerd Altmann