Di Raffaella Seutiut

 

Nato alla fine del XIX secolo, Lucian Blaga è stato uno dei più importanti poeti e filosofi romeni La sua poetica si sviluppa soprattutto nel periodo che intercorre tra la prima e la seconda guerra mondiale e nell’arco temporale post-bellico. Nella sua attività d’intellettuale riuscì a coniugare due domini culturali strettamente interconnessi, come la poesia e la filosofia, e non a caso viene riconosciuto come il “poeta-filosofo” (o “filosofo-poeta”, che dir si voglia), proprio grazie alla sua intensa riflessione filosofica ispirata da alcuni grandi pensatori come Kant, Leibniz, Jung.

La sua raccolta di poesie più celebre è denominata “Poemele luminii” (“Poesie della luce”): apparve immediatamente dopo la guerra, nel 1919: i suoi stilemi e le sue peculiari caratteristiche vennero subito riconosciute dai critici come complesse ed originali.

Il Blaga-poeta è estremamente labirintico, mai scontato, ed offre al lettore una poliedrica varietà poetica attraverso la sua “sensibilità metafisica”: i suoi scritti poetici sono al contempo poesia e filosofia, ed il sentimento dell’assenza è ciò che rappresenta il centro nevralgico del suo lirismo. Si tratta di un’assenza totalitaria, cosmica, che comprende tutto l’universo sensibile: quest’ultimo manifesta l’esistenza assoluta attraverso diverse forme di vita celeste, tra cui vi è la più pura, la luce. Ed è proprio questa a far da padrona in questa raccolta: una luce che viene accompagnata dal sentimento della caducità, della tragicità dell’esistenza e da visioni cupe e fosche.

L’iconografia poetica è quanto mai palpabile ed icastica: l’atto suggestivo di creazione nasce prendendo spunto da immagini che si trovano agli antipodi, paradisiache ed infernali. Gli esseri umani perdono la loro consistenza corporea, la loro densità materiale, si dissolvono diventando luce, trasformandosi in un qualcosa di fluido, armonioso, o mutando in caos ed oscurità.

A riprova dell’eclettismo e della dinamicità di Blaga, il poeta si cimenta anche in poesie che s’intarsiano con la sua propria biografia: sono soprattutto le poesie di carattere amoroso a dominare in questa tendenza, poesie connotate sempre da una nota malinconica ed erotica al medesimo tempo. Colei che viene divinizzata è la donna, la figura muliebre che è la portatrice per eccellenza del sentimento amoroso, che invade l’animo del poeta con la sua luce pura ed originaria ma è soprattutto colei che viene erta a portatrice della sostanza assoluta e primigenia dell’essere umano.

 

La fonte della notte

Splendore,
così neri sono gli occhi tuoi che al calar della sera
quando sono sdraiato con la testa sul tuo grembo
mi sembra
che i tuoi occhi, così profondi, siano la fonte
dalla quale la notte sgorga misteriosamente sulle valli
e sui monti e sulle pianure,
ricoprendo il terreno
con un mare d’oscurità.
Così neri sono gli occhi tuoi,
luce mia.

Izvorul nopţii

Frumoaso,
ţi-s ochii-aşa de negri încât seara
când stau culcat cu capu-n poala ta
îmi pare
că ochii tăi, adânci, sunt izvorul
din care tainic curge noaptea peste văi
şi peste munţi şi peste seşuri,
acoperind pământul
c-o mare de-ntuneric.
Aşa-s de negri ochii tăi,
lumina mea.
[1919]

 

Su

Su una vetta.
Su. Solo noi due.
Così: quando sono con te
mi sento così ineffabilmente vicino
al cielo.

Così vicino,
che mi pare di volerti gridare
all’orizzonte — il nome —
di cui senti l’eco
riflesso dalla volta celeste.
Solo noi due.
Su.

Sus

Pe-un pisc.
Sus. Numai noi doi.
Așa: când sunt cu tine
mă simt nespus de-aproape
de cer.
Așa de-aproape,
de-mi pare că de ți-aș striga
în zare — numele —
i-aș auzi ecoul
răsfrânt de bolta cerului.
Numai noi doi.
Sus.

[1919]

 

Bibliografia:

Lucian Blaga – opera poetică, ed. Humanitas, 2018.