Di Raffaella Seutiut

Nato nella seconda metà del XIX secolo, Eminescu viene ritenuto uno dei più importanti rappresentanti della poesia romena tardo-romantica. Oltre ad essere stato riconosciuto come il poeta per antonomasia, viene anche ricordato per il suo impegno politico e sociale, essendo stato uno dei membri fondatori del Partito conservatore romeno.

Molti storici ed intellettuali ergono la figura di Eminescu a padre fondatore della moderna lingua romena, celebrandolo come il poeta dell’amore e della nazione (il cosiddetto “poetul naţional” di Călinescu): non a caso il suo genio lirico rasenta diverse sfere, come quella del folclore popolare, della storia, della critica sociale, del sentimento umanoide più puro, ovvero l’amore.

La sua viene considerata una poesia universale, la poesia del genio ammirata anche dai non autoctoni fin dalla sua epoca. Un poeta mistico e visionario che ha reso sue le tematiche della filosofia orientale e della spiritualità greca, ad esempio, che si intarsiano perfettamente all’interno del suo ineguagliabile capolavoro Luceăfarul (“Iperione”, del 1883), una composizione costruita sul tema della condizione e della consapevolezza del genio poetico all’interno dell’ordine cosmico, di una visione del mondo pessimista e rassegnata.

Nel 1883 vennero pubblicati i suoi scritti poetici all’interno del volume Poezii (“Poesie”), in cui si alternano composizioni brevi a lunghe riflessioni di carattere titanico e satirico, come ad esempio Epigonii (“Gli epigoni”) e Scrisori (“Epistole”).

L’usus scribendi di Eminescu è estremamente riconoscibile, così unico da poterlo individuare tra mille: azzarderei un paragone se lo collocassi al pari di un Leopardi o di un Dante, ma credo che sia un parallelismo quantomai calzante. Eminescu possiede in sé una sintesi completa, e ciò avviene all’interno di una singola personalità: padre della lingua romena e della Poesia, scrittore magistrale e precursore della maniera poetica futura, «la cui forma letteraria incantatoria sembra che dia una nuova vita alla lingua della nazione»[1].

Nel suo modo di poetare si intrecciano temi complessi e profondi, come ad esempio quello della coscienza esistenziale all’interno della dimensione finita umana, quella del cupio dissolvi, la riflessione sulla condizione di vita e di morte inserita in un ordine universale governato dall’inevitabile fatalità del destino.

 

Quando i ricordi

Quando gli antichi ricordi
tentano di richiamarmi,
erro da un’epoca all’altra
nell’appreso e lungo cammino.

Dalla tua dimora s’osservano ancor oggi
le stesse stelle,
che così spesso hanno illuminato
le mie malinconie.

E sugli alberi radi
risale la pacata luna,
che mentre sussurravamo
ci sorprendeva abbracciati.

Le nostre anime si giuravano
promesse eterne,
quando per i viali venivano frastagliati
i fiori di lillà.

Come hanno potuto provare tanta nostalgia
tale che le notti si spegnessero,
quando le onde dell’acqua
non smettevano di piangere,

quando la luna attraversava le querce
seguendo sempre le contrade,
i tuoi occhi ancora grandi
che rimiravano dolci e pieni d’amore?

 

Când amintirile

Când amintirile-n trecut
Încearcă să mă cheme,
Pe drumul lung și cunoscut
Mai trec din vreme-n vreme.

Deasupra casei tale ies
Și azi aceleași stele,
Ce-au luminat atât de des
Înduioșării mele.

Și peste arbori răsfirați
Răsare blânda lună,
Ce ne găsea îmbrățișați
Șoptindu-ne-mpreună.

A noastre inimi își jurau
Credință pe toți vecii,
Când pe cărări se scuturau
De floare liliecii.

Putut-au oare-atâta dor
În noapte să se stingă,
Când valuri de izvor
N-au încetat să plângă,

Cum luna trece prin stejari
Urmând mereu în cale-și
Când ochii tăi, tot încă mari,
Se uită dulci și galeși?

 

 

Bibliografia:

Poesii de Mihail Eminescu, Editura Librariei — Socecu & Comp., Bucuresti, 1884.

Note:

[1] T. Maiorescu in Poesii de Mihail Eminescu, Editura Librariei, Bucuresti, 1884.