Di Valentina Barnabei

Jyotsna Milan (1941-2014) è stata scrittrice (hindi e gujarati), critica letteraria e traduttrice di poesia gujarati. Nel corso della sua vita, Milan si è impegnata attivamente per i diritti delle donne in India ed è stata direttrice della rivista letteraria Anasūyā (“Benevola”), volta alla creazione di spazi in cui le donne possano esprimersi attraverso la letteratura.

Questo impegno emerge dalle sue poesie, sebbene Milan non impieghi, nella maggior parte di queste, un lessico che rimandi direttamente alle lotte per i diritti di genere o, più in generale, alla militanza politica.

Le poesie लगातार (lagātār), « Costantemente », पैर (pair), « Piedi » e तलाश (talāś), «Ricerca », affrontano delle tematiche note a molt*, che oltrepassano i confini geografici del subcontinente indiano. Queste descrivono infatti la condizione di chi si trova nell’impossibilità di agire attivamente nella propria vita (लगातार), costrett* in contesti che impediscono la libera circolazione (पैर), o, ancora, di chi si sente estrane* in casa propria (तलाश).

Grazie all’universalità delle tematiche trattate, le poesie di Jyotsna Milan varcano i confini spesso arbitrari delle nazioni e parlano a un uditorio vasto ed eterogeneo che si identifica in esse.

 

Costantemente

All’improvviso
guardai i miei piedi
fu allora che mi riempii di terrore
Ero proprio lì
dove ero stata piantata
anni prima
Mi appendevano addosso
tutto quello che gli passava per la testa:
una borsa, un cappello, uno scialle
o
la loro stanchezza
Eppure continuava a sembrare
che io
fossi in movimento
costantemente.

लगातार

एकाएक
अपने पैरों को देखा
तो भर उठी दहशत से
बरसों पहले
जहां गाड़ा गया था
वहीं खड़ी थी मैं
जिसका
जो मन आया
टांगता चला गया
थैला, टोपी, अंगोछा
या
अपनी थकान
और लगता रहा सारे वक्त
कि मैं
चलती रही हूं
लगातार ।

 

Piedi

I piedi bloccati
in esitazione
Andiamo o restiamo?
Immersi nei pensieri
prima di partire
di colpo
si sollevavano
e cominciavano a camminare
Da piccole
non c’erano ragioni precise
per camminare o restare ferme
e i piedi
non avrebbero mai immaginato
di cominciare a pensare
perfino loro
un giorno.

पैर

खड़े थे पैर
असमंजस में
चलें कि खड़े रहें
सोच में पड़ गए वे
चलने से पहले
चट से
उठते थे
और चलने लगते थे
बचपन में
नहीं होती थीं कोई निश्चित वजहें
चलने या खड़े होने की
पैरों ने कभी
कल्पना भी नहीं की थी
कि वे
सोचने लगेंगे
एक दिन ।

 

Ricerca

Accende il gas
prepara il tè
pulisce casa
cambia le lenzuola sbiadite
Le persone arrivano
dicono
“Casa tua
è davvero una casa”
Guarda
sorpresa
casa sua
Cammina per le stanze
cerca una casa
ma trova una stanza
un divano, qualche sedia
un’altra stanza ancora
un letto, materassi, elettrodomestici
Ovunque
cose
Lei
in qualsiasi stanza
e l’io
si perde
cercando una casa
come
se non ce ne fosse una.

तलाश

जलाती है गैस
बनाती है चाय
करती है
घर को साफ़
बदलती है बदरंग चादरें
आते हैं लोग
कहते हैं
“आपका घर
लगता है
सचमुच का एक घर”
देखती है वो
चकित
अपने घर को
घूमती है कमरों में
ढूंढती है एक घर
मिलता है एक कमरा
सोफ़ा-तखत कुर्सियां
एक और कमरा भी
बिस्तर-चटाइयां-मशीनें
घेर लेती हैं
तमाम चीज़ें
होती है वह
किसी एक कमरे में
और आत्मा
आवारा भटकती है
घर की तलाश में
जैसे
किसी की न हो ।

 

La traduzione come co-creazione

Jyotsna Milan e io non ci siamo mai incontrate di persona. Io conosco le sue opere ma lei non conosceva me, né sapeva nulla di quel che faccio (d’altronde, perché avrebbe dovuto?). Il nostro unico incontro è avvenuto virtualmente, dopo la morte di Milan, grazie alle sue poesie. Questa traduzione italiana rappresenta dunque il modo in cui ho ritenuto opportuno “rendere” ciò che mi è arrivato del pensiero di Jyotsna Milan alle lettrici e ai lettori italofoni che non possono leggere la lingua hindi.

Sebbene le questioni inerenti al suono rivestano sempre una grandissima importanza nella traduzione poetica, queste non hanno costituito la mia preoccupazione più grande. Gli aspetti sui quali mi sono concentrata maggiormente, infatti, sono stati i seguenti: trascrivere in lingua italiana delle idee e dei concetti che caratterizzano la cultura del subcontinente indiano e tentare di accorciare quanto più possibile le distanze tra la voce “italiana” e quella “hindi” della poetessa.

Un esempio che considero significativo è quello rappresentato dalla parola आत्मा (ātmā), presente nella poesia तलाश (« Ricerca »), che in hindi indica “l’essenza individuale” e che si oppone al brahman, “l’essenza cosmica”. Tradurre questa parola in una lingua europea è, a mio avviso, particolarmente difficile. Alcune traduttrici e alcuni traduttori hanno scelto di rendere questo termine in italiano con la parola “anima”, nonostante questa evochi un contesto cristiano. Tradurre un concetto così radicato nella cultura e nell’universo hindu come quello di ātman (al quale il termine ātmā è intrinsecamente legato) con una parola, e cioè “anima”, altrettanto connotata dal punto di vista religioso può rivelarsi problematico, per questo in una prima traduzione avevo optato per l’espressione “il sé”. Stando a chi ha letto questa prima stesura, però, questa soluzione non riusciva a trasmettere l’individualità dell’autrice poiché sembrava portare chi legge verso una dimensione comune, un sé generico, abbandonando il punto di vista di Jyotsna Milan. Dopo diversi tentativi ho scelto l’espressione “l’io”, correndo il rischio di rimandare a concetti legati alla psicanalisi totalmente assenti in hindi.

Quanto al riportare nella maniera più fedele possibile la voce dell’autrice in italiano, uno spunto di riflessione è fornito da alcuni versi della poesia पैर (« Piedi »): « बचपन में / नहीं होती थीं कोई निश्चित वजहें / चलने या खड़े होने की » (traduzione letterale: nell’infanzia/ non c’era alcuna ragione precisa/ per camminare o per restare ferm*). Quando il soggetto è impersonale o quando ci si riferisce a una collettività mista, come avviene anche in altre lingue, in hindi si usa il maschile plurale. Nel terzo verso troviamo il verbo खड़े होने (khaṛe hone) coniugato al maschile plurale. Grammaticalmente parlando, questo verbo può quindi essere inteso sia in riferimento a una collettività sia in riferimento ai piedi, anche in hindi di genere grammaticale maschile, che compaiono nel verso seguente. Considerati l’attivismo di Milan e la forte componente autobiografica delle sue poesie ho deciso di accordare tutto al femminile: Da piccole / non c’erano ragioni precise / per camminare o restare ferme. Ho dunque aggiunto un dettaglio, quello del genere femminile, che non era presente nel testo hindi ma che, a mio avviso, aiuta il pubblico italofono a orientarsi nella poesia di Jyotsna Milan.

 

Le traduzioni sono state realizzate nel corso di una masterclass di traduzione poetica tenuta da Jean-Baptiste Para e Pierre Lepori e organizzata dal Centre de Traduction Littéraire de Lausanne (CTL). Queste ed altre delle traduzioni realizzate dalle e dai partecipanti alla masterclass sono state portate in scena durante la 41esima edizione del festival letterario Solothurner Literaturtage – Journées Littéraires de Soleure – Giornate Letterarie di  Soletta – Sentupada Litterara a Soloturn (06.2019).